Dure briciole di pane raffermo cadono come sassolini
appuntiti sul foglio imbrattato.
Potrebbe avere in bocca una di quelle formiche che stanno
marciando in ordinata fila indiana sul balcone e nemmeno se ne
accorgerebbe.
Sposta con attenzione le briciole dal foglio, continuando
a masticare lentamente: troppo rumore della mascella potrebbe distrarlo e fargli
perdere la sacra, inviolabile concentrazione.
Questo è l’unico vero
contatto che può avere con lei, con quei bottoni laccati di verde smeraldo che
hanno spodestato le sue iridi al momento della nascita.
Solo la presenza di questo foglio lo tiene saldo a terra:
un’àncora cartacea per evitare di prendere il largo, da lanciare ai suoi occhi annaspanti in questa distesa di emozioni che ha tra le mani.
Mentre il suo volto si contrae in una impercettibile smorfia di dolore, Adam si pulisce i polpastrelli macchiati, su uno straccio ormai logoro.
Mentre il suo volto si contrae in una impercettibile smorfia di dolore, Adam si pulisce i polpastrelli macchiati, su uno straccio ormai logoro.
Altro pezzo di pane: una boccata d’aria prima di una
nuova immersione.
Anzi no.
Improvvisamente si agita, alla ricerca dell’orologio sul
tavolino: 12.30.
Ancora venti minuti.
Prende in mano la matita, mai troppo dura e nemmeno troppo
morbida.
“Su Adam, fai presto" pensa.
Altre linee nerastre squarciano il bianco del foglio,
unendosi e allontanandosi per dare forma alla vita che vorrebbe.
La realtà è ben diversa: deve accontentarsi di una
gigantesca bolla di sapone che racchiude lui, il suo letto ed Annie.
Il tempo, come sempre, sfreccia via come un buon maratoneta e d'improvviso Adam sente aprire la porta.
“Mr B, sono arrivata!”
Il tempo, come sempre, sfreccia via come un buon maratoneta e d'improvviso Adam sente aprire la porta.
“Mr B, sono arrivata!”
Eccola.
Non vuole rovinarle la sorpresa e così nasconde velocemente il suo lavoro sotto una pila di altri fogli.
Non vuole rovinarle la sorpresa e così nasconde velocemente il suo lavoro sotto una pila di altri fogli.
Dal letto non riesce mai a vedere il suo ingresso dal
portone, ma immagina sempre tutti i suoi movimenti: cappotto lanciato sulla
sedia, pashmina rosa pesco adagiata sopra e sorriso aperto per lui, che la
aspetta con mani imbrattate di nero.
“Bravo il mio Mr B, hai lavorato anche oggi! Questo sì che ti
fa bene: ritornare subito in carreggiata, senza perdere tempo!”
Ogni volta che Annie nota tracce nere tra le creste epidermiche
delle dita, è felice.
Quanto vorrebbe gridarle qualcosa, dirle “Buongiorno
Annie, sei radiosa stamani!” oppure “Buonasera Annie, stai davvero bene con i
capelli raccolti.”
Qualsiasi cosa andrebbe bene, ma da sei mesi la sua voce
pare un bambino seduto e spaventato, rannicchiato in un angolo nascosto di sé, con le ginocchia portate alla bocca e senza alcuna intenzione di alzarsi.
Talvolta lo sente urlare dentro sé, imprecare, gioire,
ridere.
Ma la sola cosa che Adam può fare è ascoltare questo
bambino e sperare che Annie, un giorno,
possa prenderlo per mano e portarlo alla luce.
“Allora, Mr B, come stiamo oggi?” gli chiede Annie raggiante, prendendo un prezioso foglio bianco di Adam per avviare una
delle loro chiacchierate.
È in questi momenti che Adam odia profondamente i suoi
fogli A4, non più capaci di creare, ma di dividere.
Lei intanto, apre
le tende della finestra per poter far
entrare qualche raggio di sole in questi 80 metri quadrati calati nel buio.
Adam prende una matita e risponde alla domanda di Annie.
<Bene Ho preso
due pasticche stamani e non ho avuto grandi dolori
Solo qualche fitta >
Annie torna al suo fianco per leggere queste parole e
solo dopo essersi accertato che avesse terminato, Adam cancella tutto e continua a
scrivere:
<Ti sto preparando una sorpresa>
“Davvero?? Cos’è cos’è??” questa sua infantile
impazienza le illumina gli occhi.
Lui, allora, le fa cenno di no con la testa, per farle
capire che non è ancora il momento.
“Umpff! Va bene, va bene, vorrà dire che aspetterò. Un
indizio?”
< Ti piacerà...Spero>
Adam sa
esattamente il momento in cui è nato il suo sentimento: un giorno afoso di luglio,
mentre lei lo stava aiutando a indossare l’unico paio di pantaloni che lascia
scoperte le due gambe ingessate.
Le loro mani si sfiorarono.
Una miccia innescò un’esplosione.
L’unico istante, in questi ultimi mesi, in cui Adam
non ha avuto bisogno della sua voce.
L’incidente di sei mesi fa gli aveva strappato due gambe
sane e delle corde vocali capaci ancora di vibrare decentemente.
Certo, i medici gli avevano assicurato che i problemi
alla voce si sarebbero risolti e che le fratture alle
gambe, con una buona fisioterapia, sarebbero presto tornate forti come prima. O quasi.
Ma non sa cosa avrebbe fatto senza Annie, l’infermiera
consigliata da sua sorella chirurgo.
Lei intanto prende il telecomando e accende la
televisione, in modo da spezzare il costante silenzio che domina nella stanza: il telegiornale è una mano che entra in contatto con l’evanescente, calda bolla di Adam.
Vorrebbe farla scoppiare, ma lui la difende strenuamente, prendendo in mano il foglio A4 liscio, su cui stava lavorando prima dell'arrivo di Annie.
Lo aveva già squadrato, rivelando maniacale professionalità anche tra le mura di casa, e suddiviso in sei rettangoli, inizialmente vuoti e privi di vita.
Dopo era stata la volta degli altri strumenti del mestiere: prima le matite, poi i suoi pennini con inchiostro di china nera.
Lo aveva già squadrato, rivelando maniacale professionalità anche tra le mura di casa, e suddiviso in sei rettangoli, inizialmente vuoti e privi di vita.
Dopo era stata la volta degli altri strumenti del mestiere: prima le matite, poi i suoi pennini con inchiostro di china nera.
È questo il regalo annunciato ad Annie.
In fondo, è l’unica cosa che riesce a fare veramente bene
e per la quale è stato più volte premiato.
Ma a lui non interessano targhe o pergamene che attestano
la sua bravura di fumettista.
Vibra di emozione solo quando riesce a creare una
sceneggiatura nella sua testa e ad animarla sotto i suoi occhi grazie ai segni
di matita da lui lasciati sulle tavole.
Il ripasso delle vignette con la china nera, poi, è solo
l’ultimo passaggio per rendere indelebile la presenza dei suoi personaggi.
Questa volta, però, non ha dovuto impegnarsi per creare una
storia.
La sta vivendo, sulla sua pelle.
In quelle tavole di fumetti, decine di vignette ritraggono loro due assieme: dal momento del
loro primo incontro fino alla conclusione da lui data.
Nella creazione di un fumetto, la fase più importante per Adam è quella del lettering: l’inserimento
delle battute nelle nuvolette, in quei “Baloons” che gli fecero guadagnare
l’appellativo di "Mr B".
Lì può finalmente esprimere tutto ciò che le maledette
corde vocali mai gli hanno permesso di dire ad Annie.
Finalmente può confluirvi tutto ciò che gli passa per la
testa.
Annie intanto sta preparando da mangiare, canticchiando
“Walking on sunshine”.
Adam ne approfitta per controllare gli ultimi quattro
riquadri da ripassare ancora con la china nera.
Sono le vignette che nascondono la proposta di matrimonio per lei, spezzettata in quattro grandi nuvolette e accompagnata da altrettanti diverse espressioni facciali di Annie.
Al diavolo la voce, le gambe, la limitata autonomia.
Certe cose sono chiare anche con un solo sguardo o con un respiro corto e affannoso.
Figurarsi con una striscia di fumetti.
Nelle ultime quattro vignette, Adam aveva immaginato che lei stesse per prendere un treno diretto a Berlino, dove vive realmente sua madre.
Al diavolo la voce, le gambe, la limitata autonomia.
Certe cose sono chiare anche con un solo sguardo o con un respiro corto e affannoso.
Figurarsi con una striscia di fumetti.
Nelle ultime quattro vignette, Adam aveva immaginato che lei stesse per prendere un treno diretto a Berlino, dove vive realmente sua madre.
Lui la raggiunge, correndo con le sue gambe non più
tenute sotto sequestro dal bianco gesso.
Le urla “ Annieeee!”, appena intravede i suoi capelli
biondi raccolti da un bastoncino di legno decorato.
Annie si volta, sorridendo.
La corsa, la proposta, l’affanno di Adam percepibile
anche se disegnato a matita.
Per scaramanzia non ha ancora creato l’ultimo “baloon”
con le parole pronunciate da lei.
Tutto si ferma a quel : “Lo so, ci conosciamo da poco tempo…ma è questo
ciò che voglio”.
Nell'ultima vignetta ci sono solo i lineamenti di
lei, di lui e due nuvolette vuote, frementi di parlare.
La mano trema, nel ripassare a china la prima delle
ultime vignette da ultimare, ma alzando gli occhi, si accorge che Annie lo sta
fissando, dolcemente.
Sì, lasciatelo pure senza voce e con due inutili gambe bloccate: a lui basta godere delle sue risate, delle sue battute e delle canzoncine storpiate mentre gira per casa lamentandosi del troppo silenzio o del troppo buio.
Nell’attesa di trasformare quell’oceano di parole e immagini colorate di nero, in terraferma mai più evanescente, ecco che trova le parole giuste da inserire nella nuvoletta che incombe sulla sua testa bruna:
"Tu colori il mio mondo. Non posso assicurare che non ci saranno giorni grigi, ma ti prometto che farò di tutto per riempirli di luce. Dimmi sì, ti renderò felice.”
Nell’attesa di trasformare quell’oceano di parole e immagini colorate di nero, in terraferma mai più evanescente, ecco che trova le parole giuste da inserire nella nuvoletta che incombe sulla sua testa bruna:
"Tu colori il mio mondo. Non posso assicurare che non ci saranno giorni grigi, ma ti prometto che farò di tutto per riempirli di luce. Dimmi sì, ti renderò felice.”
Di sfuggita ecco che nota lei, Annie, che con faccia
stupita, è intenta a leggere ciò che la matita nera ha lasciato al suo
passaggio sul foglio, nelle baloons.
Improvvisamente Adam sente caldo, si lascia prendere da
un momentaneo spaesamento e si paralizza: non è ancora pronto per sentire la
sua risposta.
Allora Annie prende dalle sue mani la matita e la fa
scivolare verso quella nuvoletta bianca sopra la sua testa bionda.
È questione di un istante.
Ad Adam basta vedere comparire la prima rotondità della S per distendere il volto, contratto dalla tensione.
Ed è adesso che accade qualcosa atteso da tempo: la sua evanescente bolla immaginifica si fonde con le nuvole della vignetta.
Ad Adam basta vedere comparire la prima rotondità della S per distendere il volto, contratto dalla tensione.
Ed è adesso che accade qualcosa atteso da tempo: la sua evanescente bolla immaginifica si fonde con le nuvole della vignetta.
Una fusione che prende la forma di un bacio.

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