Perchè diciamolo. Era prevedibile, come tutte le altre.
E se devo essere sincera, la notizia non mi ha minimamente rattristato.
A me, queste morti, fanno solo rabbia.
I nomi si moltiplicano negli anni.
Le cause sono sempre le stesse, i luoghi dove vengono rinvenuti i corpi sono sempre gli stessi, l'ambiente nel quale lavorano è sempre lo stesso.
Droga, alcool o farmaci. Completamente soli, distesi per terra a casa o su un letto di un albergo a 5 stelle. Cantanti, musicisti, attori.
Il solito copione, passato di mano in mano, dà vita a un film che si ripete da decenni.
E poi dicono che la storia insegna...
Tutto è partito nel '69 con Brian Jones, dei Rolling Stones; i due anni successivi conteranno 3 episodi assolutamente simili tra loro, con Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison.
L'età, le cause e addirittura un'iniziale sono le stesse: 27 anni, dipendenze, J.
Alcuni iniziano a parlare del club dei J27, artisti di talento, che muoiono vittime del loro disagio nemmeno arrivati alla soglia dei 30 anni e persino accomunati da una stessa lettera nei propri nomi.
Quanto si saranno ingegnate, certe persone, a trovare nomi particolari e creare fantomatiche leggende?
Il mito di questi artisti, ormai, era nato e bisognava coglierne al volo l'occasione.
Andiamo avanti negli anni e il copione non vede riscritture o correzioni.
Delle cosiddette "maledizioni", si riempiono gli articoli dei giornali e i servizi in tv...e la leggenda continua.
Molti si commuovono, nel venire a conoscenza della morte di un cantante o attore che apprezzavano.
Non prendetemi per cinica e insensibile, ma io no.
Sono semplicemente delle persone che si sono arrese, che non avevano capito quale fosse il momento per fermarsi e il limite da non valicare.
Hanno bruciato il proprio talento: in certi casi innegabile e in altri, invece, diventato tale solo dopo la morte.
Perchè quando qualcosa non vede luce, per un qualche impedimento, l'attrazione verso essa aumenta e rimane nel tempo, intatta.
Questo è vero per ogni cosa della vita.
Basti pensare agli amori impossibili, che per questo vengono idealizzati.
E ciò vale per la musica, in particolare per coloro che si bruciano troppo presto, lasciando in noi la curiosità su ciò che avrebbero potuto fare, in futuro.
Io penso che questi uomini, queste donne, che si sono lasciati morire su un pavimento del bagno o sulla moquette di un albergo, siano stati degli irriconoscenti. Punto.
Li avessi davanti a me, non li ringrazierei per le canzoni o per le interpretazioni commoventi che ci hanno lasciato: direi solo "Stupidi, avete mollato!"
Uno corre anni per raggiungere qualcosa e quando, finalmente, si trova a due piccoli passi dal traguardo, butta tutto all'aria.
Perchè quando qualcosa non vede luce, per un qualche impedimento, l'attrazione verso essa aumenta e rimane nel tempo, intatta.
Questo è vero per ogni cosa della vita.
Basti pensare agli amori impossibili, che per questo vengono idealizzati.
E ciò vale per la musica, in particolare per coloro che si bruciano troppo presto, lasciando in noi la curiosità su ciò che avrebbero potuto fare, in futuro.
Io penso che questi uomini, queste donne, che si sono lasciati morire su un pavimento del bagno o sulla moquette di un albergo, siano stati degli irriconoscenti. Punto.
Li avessi davanti a me, non li ringrazierei per le canzoni o per le interpretazioni commoventi che ci hanno lasciato: direi solo "Stupidi, avete mollato!"
Uno corre anni per raggiungere qualcosa e quando, finalmente, si trova a due piccoli passi dal traguardo, butta tutto all'aria.
Come se le proprie gambe si fossero trasformate in blocchi di marmo, impossibili da trascinare.
Resta lì, inebetito, a vedere gli altri andare avanti.
Si fa calpestare.
Finchè non ne è rimasto che un mucchietto di ossa e pelle e l'anima se ne è andata a benedire: bastava guardare i loro occhi negli ultimi tempi, tutti ugualmente vuoti, assenti, impenetrabili, rinunciatari.
Resta lì, inebetito, a vedere gli altri andare avanti.
Si fa calpestare.
Finchè non ne è rimasto che un mucchietto di ossa e pelle e l'anima se ne è andata a benedire: bastava guardare i loro occhi negli ultimi tempi, tutti ugualmente vuoti, assenti, impenetrabili, rinunciatari.
Se la pressione è troppo alta, cerca di capirlo in tempo e lascia quella corsa. Non fa per te.
Se invece il tuo obiettivo è a pochi passi e lo vuoi davvero, non fare storie e continua.
Io penso sempre che ognuno debba conoscere bene i propri limiti, per poi superarli e migliorare: in questo caso, però, se il proprio limite è l'incapacità di sostenere un determinato mondo, a volte bisogna essere in grado di dire "Basta" e guardare ad altro.
Non si è codardi, ma semplicemente ragionevoli.
E invece l'essere maledetto e strafatto è figo.
Kurt Cobain, pare, avesse il sogno di appartenere al club dei 27: così si assicurava un posto nella leggenda.
Altri, invece, erano consapevoli del problema che avevano e hanno provato a risolverlo.
Il risultato è stato sempre lo stesso.
Auspici e speranze, qui, mi paiono superflui: le cose non cambieranno, finchè si continuerà a credere in miti, leggende e maledizioni.
Tutto questo affascina molto di più di un talento pulito, senza trasgressioni, ma che quel traguardo lo ha tagliato. Senza "aiuti" artificiali di alcun tipo.
E allora concludo con una frase di Nelson Mandela, qui perfetta:
"Un vincitore è semplicemente un sognatore che non s'è arreso"
L'alternativa è questa: vincere o perdere.
Spetta a noi decidere se mitizzare dei vincitori veri o dei perdenti.
Ed io ho scelto.

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